Alcuni rappresentanti eletti nelle istituzioni regionali hanno salutato con ottimismo la presentazione avvenuta sabato 20 dicembre nei locali dell’ARPA circa i possibili siti per il nuovo ospedale di Terni, affermando che per la prima volta si avvia un percorso concreto verso il nuovo ospedale di Terni, basato su uno studio tecnico serio che consente finalmente di progettare partendo da dati reali e dall’impatto effettivo dell’opera sulla città. Si recupera oggi il tempo perso in passato, quando per anni non si è fatto nemmeno il minimo indispensabile, inseguendo ipotesi fantasiose senza una base tecnica solida. programmare un nuovo ospedale.
È sacrosanto affermare che la programmazione di un nuovo ospedale non si possa fare con le chiacchiere da bar, servono documenti ed anche capire l’impatto che la nuova struttura ed i cantieri necessari allo scopo produrranno all’interno della città.
Altra affermazione rilevante, ripetuta dal consulente Binini durante la sua esposizione è che il nuovo ospedale deve durare per i prossimi 50-100 anni.
Se questa è la base su cui impostare le decisioni non si può che essere d’accordo. Si tratta di un metodo corretto e condivisibile.
Quindi se vogliamo basarci sui dati concreti è bene fare quella che gli anglosassoni chiamano fact checking
In primo luogo, dobbiamo capire come è nata l’idea di un nuovo ospedale per la città di Terni.
IL bisogno di un nuovo ospedale
La prima proposta formale di edificare un nuovo ospedale è venuta da un raggruppamento di imprese private che proposero nel 2021, prima all’amministrazione regionale e poi reindirizzati da quest’ultima alla azienda ospedaliera di Terni, l’idea di realizzare con il meccanismo del project financing l’ospedale nuovo di Terni. Quindi la primogenitura di fare un ospedale nuovo a Terni non appartiene né alla politica né agli operatori sanitari o ai cittadini. L’esigenza di avere un ospedale nuovo è nata nel mondo delle imprese.
Sino al 2021, infatti, la politica regionale, nei suoi diversi schieramenti, non aveva assolutamente maturato l’idea di costruire a Terni un nuovo ospedale, tanto che la proposta non risulta inserita nei programmi elettorali per le regionali del 2019 in nessuno dei due principali schieramenti politici.
Lo schieramento più reattivo a cavalcare questa idea è stato il centrodestra, già da più di un anno al governo regionale, la cui visione privatistica si sposava perfettamente con il project financing avanzato dalle imprese, senza porsi alcuno scrupolo per gli indebitamenti futuri che questa soluzione si portava dietro.
Con l’avvicinarsi delle elezioni regionali del 2024 anche il centrosinistra, per non farsi scavalcare dall’altro schieramento, ha introdotto l’idea di dotare Terni di un ospedale nuovo di zecca, ma in una ubicazione diversa (Maratta a luglio 2024). Il centrosinistra, inoltre rivendicava che il finanziamento doveva essere pubblico e non privato (Project Financing), ma era molto tollerante anche per il pagamento di un canone di locazione all’INAIL.
Il Comitato di difesa dell’ospedale è sorto proprio per contrastare qualsiasi ipotesi di indebitamento milionario per l’Azienda Ospedaliera di Terni. Questa situazione, a giudizio del Comitato, rischiava di compromettere la capacità di fornire ai cittadini le prestazioni assistenziali dovute. Entrambe le soluzioni, infatti, avrebbero sottratto risorse alla spesa corrente con riflessi negativi sulle possibilità di approvvigionamento di beni, servizi e risorse umane. In altri termini, secondo il Comitato non valeva la pena di avere nuovi muri e come contropartita il taglio delle prestazioni assistenziali.
Lo stato di salute edilizia dell’ospedale di Terni
Nella relazione svolta dall’Ingegner Binini, circa le possibili sedi del nuovo ospedale, è stato saltato a piedi pari l’argomento dello stato della salute edilizia dell’ospedale esistente. L’ingegnere ha solo affermato, in maniera molto superficiale, che i costi di una ristrutturazione superano ampiamente quelli di una edificazione ex novo, raccogliendo anche qualche tiepido applauso.
Forse l’ingegnere Binini non si è reso conto di aver commesso una gaffe, contraddicendo in maniera palese, i risultati cui erano giunti i tecnici della Regione Umbria che avevano sottoscritto un documento sulle possibili alternative progettuali, redatto nel febbraio 2024, in cui è certificato l’esatto contrario di quanto detto da Binini. I tecnici della Regione Umbria hanno stimato la ristrutturazione/ampliamento dell’ospedale come economicamente più conveniente della edificazione ex novo.
La Regione dovrebbe avere messo a disposizione del Consulente Binini lo studio del febbraio 2024, che forse non lo ha letto con la dovuta attenzione.
Non è accettabile, deontologicamente, che un consulente privato metta immotivatamente in cattiva luce i tecnici della pubblica amministrazione.
Quindi se è vero che, questa volta, ci si vuole basare sui dati di fatto questo è un punto assolutamente da chiarire. La convenienza economica non può essere ridotta a questione marginale per un intervento di questo genere.
Sempre per essere concreti il movente per la scelta di edificare un nuovo ospedale dal costo presunto di circa 600 milioni non può essere giustificata da una richiesta di partenariato pubblico privato avanzata da privati, come emerge dalla ricostruzione dei fatti effettuata sino ad ora.
La trasparenza rivendicata dai rappresentanti della Giunta regionale ha lasciato del tutto in ombra il movente che ha indotto la Regione, subito dopo il Consiglio comunale aperto del 13 ottobre 2025, ad avviare immediatamente la ricerca di aree per l’edificazione del nuovo ospedale.
Il Comitato nel corso della seduta è stato l’unico soggetto che ha avanzato e illustrato una concreta e articolata proposta di ampliamento e ristrutturazione come era stato richiesto nell’atto di invito.
Per evitare qualsiasi approfondimento, sulla unica ipotesi di ristrutturazione e ampliamento, la amministrazione procedente deve essere in possesso di elementi oggettivi (relazioni, studi etc), ad oggi ignoti al Comitato, che indichino uno stato di ammaloramento tale dell’attuale edifico da rendere impercorribile l’iter proposto dallo stesso Comitato.
Nella malaugurata ipotesi che non sussistesse una documentazione probante il degrado della attuale sede ospedaliera, ciò renderebbe discutibile il ricorso al lavoro oneroso del Consulente sia per l’urgenza che nel merito. Nella richiesta di incarico era stato richiesto al consulente di agire con speditezza.
Quindi allo stato attuale mancano alla cognizione pubblica i dati che certifichino uno stato di ammaloramento, della sede attuale dell’ospedale di Terni, tale da giustificare la rapidità e l’entità della somma per un investimento di queste dimensioni.
Il Comitato nella convinzione che lo stato di salute edilizia dell’ospedale non sia così compromesso, rimane in attesa di avere un vero tavolo di confronto, dove si possano fare domande ed ottenere risposte, auspicabilmente anche con la società di Consulenza, per rendere trasparente l’agire di tutti nell’interesse della comunità.
Gianni Giovannini