Un recente pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) dell’Umbria ha riacceso l’attenzione sul tanto discusso progetto Stadio-Clinica, azzerando l’intero progetto.
Secondo il parere di chi scrive il dirigente del Comune, la cui Determinazione è stata impugnata dalla Regione, ha interpretato in maniera “estensiva” una deliberazione regionale del 2023, con la quale la Regione aveva aperto la strada ad un insediamento di 80 posti letto destinati alla sanità privata nel territorio della Provincia di Terni, Tali posti letto in forza dello stesso atto erano stati ritenuti accreditabili e convenzionabili.
Nel documento istruttorio di quella deliberazione regionale si legge:” In virtù del principio della “libera iniziativa”, l’offerta complessiva dei PL viene definita in misura pari a quella prevista dalla DGR 212/2016, ovvero 2.834 PL per acuti, (risultanti dai n. 2.776 cui aggiungere i 58 PL previsti dall’incremento di dotazione del DL 34/2020) e a n. 461 PL per post acuti (con 22 PL in più rispetto ai 439), individuando, in coerenza con l’art. 8 quater del D. Lgs 502/1992 e ss.mm.ii. in n. 80 PL l’offerta da destinare al privato accreditato/convenzionato, da attribuire a strutture private accreditate e convenzionate nella provincia umbra, che ne risulta attualmente sprovvista ovvero la Provincia di Terni”.
La regione ha agito, su suggerimento ministeriale, incrementando il numero dei posti letto definiti da una precedente deliberazione regionale la n 212 del 2016, che è stata l’atto con cui la regione Umbria ha recepito il DM 70/2015 in tema di standard ospedalieri.
In realtà i 58 p.l. aggiunti sono quelli destinati alle terapie intensive dalla normativa derivata dalla pandemia, mentre i restanti 22 sono un incremento discrezionale operato dalla Giunta nell’area della post-acuzie che aveva ancora capienza.
Quindi i famosi 80 p.l. da destinare al privato accreditato/convenzionato erano costituiti in parte (58) dall’incremento destinato al potenziamento delle terapie intensive presenti negli ospedali pubblici e da una aliquota di 22 posti attribuibili alla post-acuzie.
Il dato da sottolineare è che le aziende sanitarie hanno iniziato ad implementare nei propri servizi di terapia intensiva i 58 posti letto che la normativa post-Covid aveva programmato e addirittura finanziato.
Quindi i 58 p.l. del DL 34/2020 sono stati, con una certa ambiguità, utilizzati in due ambiti completamente diversi: pubblico e privato, cioè per aumentare l’offerta privata e per potenziare le terapie intensive negli ospedali regionali.
Nel privato questi posti letto hanno smarrito la loro identità di disciplina passando, non si sa bene in virtù di quale normativa, da terapia intensiva ad altre discipline per acuti come: Ortopedia, Chirurgia generale, Oculistica e Otorinolaringoiatria.
Di seguito si riporta un passaggio estratto dalla DGR 96/2022 con cui la Giunta rimodula il piano di potenziamento dei servizi di terapia Intensiva e Semintensiva degli ospedali pubblici. Tale atto, comunicato ufficialmente al Ministero come prova di adempimento della normativa in questione. Nella tabella risulta del tutto evidente l’utilizzo dei 58 posti letto nei sette presidi ospedalieri regionali dedicati all’emergenza sanitaria.

Nella DGR 1399, invece, i 58 p.l. tornano inspiegabilmente disponibili per l’ospedalità privata, con l’aggravio economico di essere messi a carico del Servizio Sanitario Regionale. L’impressione che si può ricavare dalla lettura di questo atto è quella di una volontà di sostanziale accoglimento da parte regionale del progetto stadio-clinica, anche correndo il rischio di incappare in alcune forzature rispetto alla normativa di riferimento.
A sostegno ulteriore di questa chiave di lettura sta il totale riconoscimento da parte della amministrazione regionale della disomogenea distribuzione delle case di cura private e dei relativi posti letto. Questa doglianza era una delle motivazioni principali portate a sostegno del progetto stadio-clinica, tanto da indurre la Giunta a metterlo in atto.
In realtà il problema del riequilibrio dei posti letto della sanità privata è un problema mal posto per due motivi: uno territoriale e uno di conteggio. Dal punto di vista territoriale è noto che la Provincia in termini di programmazione sanitaria non ha alcuna rilevanza; quindi, il riequilibrio dei posti letto per provincia non ha alcun riscontro normativo; pertanto, risulta una pura invenzione di chi ha redatto la delibera.
Il conteggio dei posti letto risulta altrettanto viziato, in quanto non tiene conto della normativa vigente in materia (L135/2012 e DM 70/2015) che impone ad ogni regione un tetto alla dotazione dei posti letto a carico del servizio sanitario regionale. Tale tetto è unico indipendentemente dalla gestione pubblica o privata dei posti letto. Il tetto dei posti letto scaturisce, infatti, da un indicatore numerico che si applica alla popolazione residente e corrisponde al 3,7 per mille abitanti. Più precisamente la legge stabilisce il 3,0 per mille ai p.l. per l’assistenza ospedaliera ai malati acuti e lo 0,7 per mille dei p.l. da destinare a riabilitazione e lungodegenza.
Volendo seguire, comunque, il ragionamento fatto dalla Regione Umbria utilizzando i territori provinciali si può agevolmente dimostrare che i conti non tornano.
Partendo dal 2016, anno del primo recepimento del DM 70 da parte della Regione, la dotazione dei posti letto degli ospedali presenti nella provincia di Perugia era pari al 3,5 per mille di cui lo 0,4 era la quota dei privati accreditati, mentre il 3,1 era la quota degli ospedali pubblici.
Nella provincia di Terni, nel 2016, erano presenti solo strutture ospedaliere pubbliche con una dotazione di posti letto che raggiungeva il limite massimo previsto dalla normativa: il 3,7 per mille.
Se questa era la situazione prima dell’entrata in vigore della DGR 1399 nel 2023, dovrebbe risultare evidente a chiunque che il riequilibrio preteso per l’ospedalità privata nella Provincia di Terni avrebbe necessariamente comportato un inevitabile taglio a carico dei posti letto pubblici presenti nel territorio della Provincia di Terni.
Per dovere di informazione va dimostrato l’impatto prodotto dalla DGR 1399 del 2023 sulla rete ospedaliera regionale, tenendo presente che la popolazione umbra dal 2016 si è ridotta di quasi 40.000 residenti. Questo dato non è trascurabile perché non solo i posti letto seguono la dimensione demografica, ma anche il finanziamento che la Regione Umbria riceve dallo stato segue lo stesso criterio, tanto che viene definito in quota capitaria.

Con la DGR 1399 la dotazione di p.l. nella Provincia di Perugia sale a 3,7 per mille, rimanendo nel tetto previsto dalla legge, pur conservando lo 0,4 per mille di privato.
Nella Provincia di Terni, invece, la DGR 1399 induce uno sfondamento importante del tetto facendo raggiungere l’indicatore dei p.l. il 4,4 per mille; di cui il 4,0 è dato dall’offerta dei posti letto pubblici e lo 0.4 da quelli privati, fortunatamente non ancora realizzati. Questo conteggio per la Provincia di Terni non tiene neanche conto dell’incremento di posti letto che apporterà il nuovo ospedale di Narni-Amelia, contribuendo ad aumentare lo squilibrio di cui sopra.
Con la riforma introdotta dalla DGR 1399 il dato complessivo di posti letto regionali a carico del Servizio Sanitario Regionale si colloca al 3,9 per mille, oltrepassando i limiti di legge.
L’auspicio è che il nuovo Piano Sanitario Regionale comporti una adeguata correzione a queste grossolane sbavature che rischiano di compromettere gli equilibri economici del SSR ed anche la sua immagine.
Gianni Giovannini