Il giorno immediatamente successivo al Consiglio comunale aperto del 13 ottobre, l’Azienda Ospedaliera di Terni ha adottato con la deliberazione n 651 l’affidamento diretto del servizio di ingegneria e architettura per l’individuazione di aree idonee per la costruzione del nuovo ospedale di Terni.
Ciò che va detto è che l’iniziativa non è stata spontaneamente assunta dall’azienda di Terni ma fa seguito ad un preciso atto di indirizzo regionale che ha sollecitato formalmente il direttore generale su questa direzione.
Nella comunicazione regionale viene ribadito che il Direttore Generale ha “il mandato di individuare le possibili ubicazioni per la costruzione del nuovo Ospedale di Terni, alternative a quelle già proposte”.
Il compito assegnato all’azienda ospedaliera, agli occhi di chi scrive, appare una novità assoluta in quanto la trattazione di questioni urbanistiche, anche se riferite ad una struttura ospedaliera, non sembrano molto appropriate per una struttura a vocazione assistenziale.
Non a caso il RUP nella relazione che accompagna l’atto rileva che “l’espletamento della predetta prestazione necessita di figure professionali aventi requisiti professionali e competenze altamente specifiche in materia urbanistica che non sono presenti nell’organico di questa Azienda”.
L’oggetto della prestazione è l’acquisizione di un “Servizio di Ingegneria per la redazione delle verifiche preliminari con relativo plano volumetrico volto all’individuazione di più aree di circa dieci ettari per la realizzazione del nuovo ospedale di Terni”.
Lo studio che si richiede ai consulenti esterni ha la caratteristica di essere speditivo, cioè piuttosto sbrigativo, e dovrà individuare le principali aree idonee alla realizzazione del nuovo complesso ospedaliero per estensione, posizionamento, connessione urbana ed infrastrutturale, sostenibilità ambientale e paesaggistica. Nella relazione viene detto che verrà esaminato anche l’attuale presidio ospedaliero, senza aggiungere altre informazioni.
Questo ultimo aspetto a giudizio di chi scrive non sembra affatto tranquillizzante in quanto la decisione di avviare l’iter per la realizzazione di un nuovo ospedale, individuando anche il terreno su cui edificarlo, lascerebbe intendere la volontà di rinunciare alla struttura esistente.
Non è dato conoscere se ci sono delle relazioni o valutazioni tecniche tali da orientare il giudizio verso una soluzione di radicale rinnovamento della struttura e del sito.
Se si ripercorrono le varie tappe della vicenda ospedale, negli ultimi anni nella nostra città, la prima proposta di edificare un nuovo ospedale è venuta da un raggruppamento di imprese private che proposero all’amministrazione regionale e poi direttamente alla azienda ospedaliera di Terni l’idea di realizzare con il meccanismo del project financing l’ospedale nuovo di Terni. La primogenitura di fare un ospedale nuovo a Terni appartiene alle imprese e non ai cittadini o ai loro rappresentanti eletti.
Sino a quel momento, infatti, la politica regionale, nei suoi diversi schieramenti, non aveva assolutamente preso in considerazione l’opzione di costruire a Terni un nuovo ospedale, tanto che la proposta non era inserita nei programmi elettorali del 2019 in nessuno dei due schieramenti.
Quindi il primo soggetto che ha avanzato tale idea è stata l’impresa privata che ha formalizzato l’esigenza per Terni di dotarsi di un nuovo ospedale. Correva l’anno 2021.
Questa idea venne immediatamente raccolta dallo schieramento di centrodestra che per un paio di anni ha sventolato il vessillo del project financing come fonte di finanziamento per la costruzione del nuovo ospedale di Terni.
Con l’avvicinarsi delle elezioni regionali anche il centrosinistra ha fatto propria l’idea di dotare Terni di un ospedale nuovo di zecca, ma in una ubicazione diversa da quella opzionata dal centrodestra. Per il centrosinistra il finanziamento doveva essere pubblico ma andava bene anche il pagamento di un canone di locazione all’INAIL.
Per contrastare entrambi questi orientamenti è nato il Comitato di difesa dell’ospedale, che vedeva in ciascuna delle soluzioni proposte il pericolo rappresentato dagli impegni finanziari milionari che sarebbero ricaduti in entrambi i casi sui bilanci futuri della Azienda Ospedaliera.
Secondo il Comitato non vale la pena di avere muri nuovi e come contropartita il taglio delle prestazioni assistenziali. Il bilancio dell’azienda è troppo gracile per sostenere dei rimborsi di decine di milioni annui che si prevedono per entrambe le opzioni.
Secondo un documento diffuso poco tempo fa dal Partito Democratico nazionale, in tema di edilizia sanitaria, risulta che l’ospedale di Terni rientrerebbe nel 40% delle strutture ospedaliere più recenti a livello nazionale. Questo dato trova conferma anche dal fatto che la vita media di un manufatto in cemento armato si aggira intorno ai 100 anni, mentre il nostro ospedale si trova a circa metà della sua esistenza naturale. Il suo precoce abbandono rappresenterebbe anche un danno a carico del patrimonio pubblico; infatti, nello stato patrimoniale dell’Azienda relativo all’anno 2024 al solo edificio risulta attribuito un valore di oltre 27 milioni di euro.
All’entusiasmo per il nuovo andrebbe contrapposta la convenienza economica dell’operazione in tutte le sue sfaccettature che comprendono non solo i costi di realizzazione del nuovo ma anche le spese che una destinazione diversa della struttura attuale andrebbe a determinare, come ad esempio le manutenzioni o le conseguenze urbanistiche derivanti dallo svuotamento del sito di Colle Obito.
In conclusione si suggerisce la rilettura dell’articolo n 2 del Testo Unico vigente in materia di Governo del territorio (L.R. n 1/2015) che recita testualmente: “La Regione persegue l’assetto ottimale del territorio regionale, secondo i principi di contenimento del consumo di suolo, di riuso del patrimonio edilizio esistente e di rigenerazione urbana, di valorizzazione del paesaggio, dei centri storici e dei beni culturali, secondo politiche di sviluppo sostenibile in una visione strategica integrata, sinergica e coerente con le linee di programmazione europee, nazionali e delle regioni contermini….” con l’auspicio che i consulenti incaricati dall’Azienda Ospedaliera si attengano a queste disposizioni normative.
Gianni Giovannini