Nel numero precedente del Fermaglio abbiamo visto uno studio basato sulla banca dati del PNE (Piano Nazionale Esiti) curato da Agenas che con cui sono stati verificati gli esiti dei trattamenti ospedalieri in otto importanti aree cliniche (Malattie del Sistema Respiratorio, Cardio-Circolatorio, Nervoso, Osteomuscolare, Nefrologia, Gravidanza e Parto, Chirurgia Generale e Chirurgia Oncologica).

I dati cui si riferiva quello studio erano relativi all’anno 2023, mentre quelli che si presentano in questo numero appartengono al 2024.

I dati che si riportano sono una rappresentazione grafica sintetica – il treemap o mappa ad albero- utile soprattutto nelle situazioni in cui è necessario descrivere indicatori diversi, per aree cliniche differenti, e con range di valutazione, scale di misura e standard non omogenei. In questo modo è possibile avere una visione rapida dei dati e quindi definire strategie di azione appropriate.

Le treemap utilizzate nell’assistenza ospedaliera rappresentano graficamente la performance delle strutture ospedaliere in relazione ai volumi ed agli esiti delle cure erogate. Ogni rettangolo, di dimensioni variabili, corrisponde a una struttura ospedaliera o a una specifica area clinica, e la sua grandezza riflette il volume di attività. I colori, invece, permettono di visualizzare immediatamente la qualità degli esiti ottenuti, distinguendo tra risultati positivi, intermedi e negativi, secondo la logica del semaforo (rosso, giallo e verde).

In questo modo, le treemap facilitano una lettura sintetica e comparativa tra ospedali evidenziando dove si concentrano le eccellenze e dove permangono criticità. L’obiettivo è rendere trasparente il livello di efficacia delle cure, aiutando sia i decisori politici sia i cittadini a orientarsi nell’offerta assistenziale e a individuare possibili aree di miglioramento.

Di seguito verranno riportati i grafici relativi ai sette ospedali umbri costituenti la rete regionale dell’emergenza, cui viene aggiunto il grafico relativo all’ospedale di Narni per svolgere alcune riflessioni sulla rete ospedaliera della parte Sud della regione in particolare la Provincia di Terni.

Se alcune delle otto aree analizzate mancano è perché la casistica trattata in quell’ospedale non raggiunge una soglia di valutabilità. La grandezza dell’area è proporzionale ai volumi della casistica trattata nell’anno in quell’ospedale.

Il colore, invece, esprime la qualità degli esiti, riferiti di solito dalla mortalità a 30 giorni o altri indicatori come la riammissione in ospedale in tempi troppo ravvicinati etc):

Le due aziende ospedaliere umbre non hanno aree di particolare criticità, cioè quelle di colore rosso; tuttavia, dal confronto esce meglio l’azienda di Perugia che vanta un maggior numero di aree cliniche verde scuro, quindi di alta qualità degli esiti.

A Terni è prevalente il cardiovascolare, mentre a Perugia prevalgono le malattie del sistema nervoso.

I due presidi dell’emergenza dell’azienda sanitaria USL Umbria 1 possiamo dire che se la cavano piuttosto egregiamente in quanto domina il colore verde scuro in entrambi i presidi.

Non risulta rappresentata, invece, in nessuno dei due l’area respiratoria e quella nefrologica. Da migliorare la qualità della chirurgia oncologica nell’ospedale di Branca che, tuttavia, risulta molto limitata.

Di seguito vengono riferiti i tre presidi dell’emergenza presenti nel territorio della ASL Umbria 2 che sono rispettivamente Foligno, Spoleto ed Orvieto.

L’ospedale di Foligno non presenta anch’esso aree di qualità scarsa, le aree cliniche in cui i risultati conseguiti sono migliori risultano il neurologico e la chirurgia generale anche se la quantità della casistica non risulta molto elevata. Buono il cardiovascolare sia nei volumi che negli esiti. Ampia la rappresentazione delle malattie respiratorie.

Le aree in cui il giudizio è intermedio, per quanto riguarda gli esiti, sono l’osteomuscolare la gravidanza e parto.

Dei due rimanenti presidi dell’ASL Umbria 2, Spoleto presenta un’alta casistica di malattie respiratorie con qualità molto buona, buono anche l’apparato muscolo scheletrico, sempre di qualità risulta la cardiologia e la chirurgia generale anche se queste ultime hanno dei volumi piuttosto ridotti, meno bene la chirurgia oncologica. L’ospedale di Spoleto è l’unico ospedale che presenta il numero di aree cliniche valutabili più basso di tutti 5 su 8.

Orvieto è l’ospedale invece che necessita di maggiore attenzione, da parte della programmazione sanitaria regionale, in quanto presenta delle casistiche ampie come le malattie respiratorie, che manifestano una qualità scarsa, molto meglio il cardiovascolare e la chirurgia generale, nella media la qualità dell’osteomuscolare della gravidanza- parto.

Una citazione a parte va fatta per l’ospedale di Narni, non ricompreso nel gruppo dell’emergenza, per sottolinearne l’attività monopolizzata dall’osteomuscolare. Questo dato stride con la domanda di salute espressa da un territorio vasto come il Comprensorio Narnese Amerino di circa 50.000 abitanti, che non esprime solo patologie osteomuscolari.

Il profilo coincide con quello delle Case di cura umbre che selezionano i pazienti in base alle patologie. La logica che determina questo risultato non è certo quella di appartenenza ad una rete territoriale, in quanto l’ospedale di Narni sembra fare partita a sé, autoescludendosi dai processi assistenziali tipici della cronicità che, invece, dovrebbero costituire la sua mission come ospedale di base. Speriamo che il prossimo Piano Sanitario Regionale ponga un argine a questa deriva autoreferenziale manifestata da alcune strutture ospedaliere.

Gianni Giovannini