Nel corso di questa estate piuttosto calda abbiamo assistito ad un dibattito molto surriscaldato sulle vicende degli ospedali umbri, esistenti e immaginari, tutti gravitanti nel sud della nostra regione.

I toni accesi della discussione non favoriscono una pacata e ragionevole valutazione circa i reali problemi che lamentano i cittadini.

L’impressione che si ricava è che la situazione sia avvolta in una nebbia che giova solo a chi porta avanti interessi più o meno legittimi, ma che non collimano con le esigenze dei cittadini.

Lo scopo di questo articolo è quello di contribuire a diradare questa nebbia fornendo alcuni elementi basali di riscontro oggettivo per chi ha voglia di approfondire l’argomento e valutare possibili soluzioni.

L’amministrazione regionale di centrodestra, secondo l’opinione di chi scrive, ha dato un bel contributo nella generazione delle difficoltà che attualmente attanagliano i servizi della sanità del Sud della regione.

L’atto in cui si annidano questi elementi, che potremmo definire tossine amministrative, è sicuramente la deliberazione 1399 del 2023. Tale atto ha una peculiarità tutta sua perché è stato adottato con il criterio della discrezionalità politica, senza l’avallo di alcun rappresentante della tecnostruttura regionale. Di fatto nessun dirigente dell’amministrazione regionale ha potuto sottoscrivere la legittimità dei contenuti della deliberazione, come previsto per tutti gli atti di questo tipo. Fa sorridere l’utilizzo della discrezionalità politica in un atto che reca un allegato di circa 70 pagine pieno di grafici tabelle e dati tecnici. Con tutto il rispetto per i membri della giunta precedente non si riesce ad immaginare come la Presidente Tesei, l’assessore Coletto e gli altri membri della giunta si siano potuti dedicare a fare il conteggio analitico dei posti letto di tutti i servizi umbri. E’ lecito chiedersi dove è finita la distinzione dei ruoli tra chi detta l’indirizzo politico e chi riveste il ruolo di garante dell’imparzialità dell’azione amministrativa. Quest’ultima funzione può essere garantita esclusivamente dal personale tecnico-amministrativo soprattutto dirigenziale.

Questo vulnus non è solo una questione formale, violerebbe anche alcuni principi costituzionali, ma si manifesta soprattutto nei contenuti in cui si dimostra inadeguato e contraddittorio.

La prima cosa che balza agli occhi è l’incongruenza che nel 2023 si possa procedere alla riprogrammazione dei posti letto dell’intera rete regionale non tenendo conto della variazione demografica che si è registrata a far data dal 2016, epoca del precedente atto di programmazione. La legge 135 del 2012 come il DM 70/2015 fissano una dotazione di posti letto parametrata sulla popolazione generale in maniera netta al 3,7 per mille. In altri termini le regioni non possono attivare posti letto a carico del servizio sanitario regionale oltre questa soglia.

In Umbria nel 2016 nel recepire il DM 70/2015 è stato definito con la DGR 212 il totale dei p.l. pari a 3237, mentre 7 anni dopo, nonostante una flessione demografica pari a 40.000 unità, il totale dei posti letto della DGR 1399 è addirittura accresciuto lievitando a 3295. Nemmeno Harry Potter avrebbe potuto fare di meglio.

Alla fine di questo ciclo di programmazione, politicamente voluto dalla Giunta Tesei, il rapporto tra i p.l. della rete ospedaliera umbra e la popolazione effettiva non è più quello previsto dal DM 70/15 (3,7×1000) ma lievita al 3,9 x 1000 abitanti, in ragione dei 135 posti in più. Questi 135 posti letto equivalgono alle dimensioni di un presidio sede di DEA di primo livello (Orvieto, Spoleto Etc).

Il finanziamento delle regioni, in materia sanitaria, è legato per legge ad un meccanismo pro-capite, per cui il fondo segue annualmente l’andamento della consistenza demografica. Questo fatto potrebbe generare, o anche aver generato, dei possibili squilibri in tema di sostenibilità finanziaria del SSR. A questo punto si potrebbe riaprire la polemica sui conti e sulla tassazione approvata dalla nuova amministrazione, ma ciò porterebbe fuori dal ragionamento sui posti letto.

Il motivo che ha indotto il superamento della barriera del 3,7x 1.000 p.l. è da ricercare nella volontà di offrire posti letto, a carico del Fondo Sanitario Regionale, a soggetti privati soprattutto nella Provincia di Terni.

Per capire quali siano gli ospedali pubblici che hanno pagato per questa operazione basta dare uno sguardo alla tabella che segue in cui si confrontano i saldi dei posti letto negli ospedali pubblici tra la prima attuazione del DM70 avvenuta nel 2016 e la DGR 1399/2023.

Città di Castello 14
Umbertide -111 Sono stati “girati” 120 p.l. all’istituto Tiberino
Castiglione del Lago -26
Assisi -8
Pantalla -15
Branca 3
Spoleto -22
Orvieto 1
Narni -13
Amelia -30
Foligno 3
Az. Osp. Perugia 42
Az. Osp. Terni 23
-139

Al di là dei problemi che si pongono con l’istituto tiberino, soggetto privato che partecipa in una sperimentazione gestionale in un rapporto stretto con la USL, al quale vengono attribuiti 120 p.l., mentre nella precedente delibera i p.l. erano 111 e la titolarità era dell’ospedale di Umbertide. Nella precedente DGR l’Istituto Tiberino non compariva nemmeno, mentre ora sembra che la titolarità dei p.l..

Tuttavia, quello che più interessa, a chi vive nel sud dell’Umbria, è la decurtazione di p.l. che è stata inferta agli ospedali che gravitano entro un raggio di 25 km da Terni, cioè Spoleto, Narni e Amelia che hanno visto ridursi nel complesso 65 posti letto per pazienti acuti in diverse discipline. L’incremento di 23 p.l. per l’azienda di Terni ha una fattibilità tutta da verificare in quanto l’ospedale avrà difficoltà a procedere ad ampliamenti strutturali visto che gli spazi disponibili sono fonte di criticità

Abbiamo visto l’assessore Coletto impegnatissimo a fare sopralluoghi su sopralluoghi presso l’ospedale di Terni per capire come risolvere il problema del rilevante afflusso di utenza, soprattutto al pronto soccorso, mentre lo stesso assessore non si è mai posto il problema di come rendere più efficienti e operativi gli ospedali della cintura intorno a Terni.

Questo è un problema che va affrontato in maniera decisa, speriamo che la nuova amministrazione se ne faccia carico nel minor tempo possibile, in quanto non è accettabile che la costruzione del nuovo ospedale di Narni Amelia possa rappresentare un alibi per mantenere in piedi a lungo questa situazione, che è destabilizzante per la popolazione che la vive in tutti i territori interessati.

Di seguito si riportano i dati che caratterizzano singolarmente gli ospedali di Narni ed Amelia.

Narni DGR 212/16 DGR 1399/23 Saldo
Chirurgia Generale 16 12 -4
Medicina Generale 23 14 -9
Ortopedia 20 18 -2
Ostetricia Ginecologia 12 6 -6
Riabilitazione 0 12 12
Oncologia 8 4 -4
79 66 -13

Per lo stabilimento ospedaliero di Narni sarebbe opportuno valutare i tassi di utilizzo dei posti letto in quanto i dati già presenti nel Libro bianco elaborato dalla giunta Tesei lasciavano intravedere dei grandi margini di miglioramento.

Amelia DGR 212/16 DGR 1399/23 Saldo
Chirurgia Generale 4 0 -4
Medicina Generale 22 0 -22
Oculistica 3 0 -3
Oncologia 4 0 -4
Riabilitazione 17 20 3
50 20 -30

La penalizzazione inferta, in maniera congiunta, alle attività di medicina interna negli ospedali di Narni e Amelia, potrebbe essere la distorsione principale. Suscitano perplessità i 12 posti letto aggiuntivi di riabilitazione a Narni, di cui non sembrava esserci particolare bisogno. Forse è la disciplina meno in sofferenza considerando Amelia e Domus Gratiae.

In conclusione, vediamo cosa la Giunta Tesei ha riservato ai soggetti privati e notiamo come il saldo sia ampiamente positivo su tutta la linea non solo nella provincia di Terni ma qualche posticino letto in più è comparso anche in ambito perugino (Villa Fiorita).

Saldo tra DGR 212 e 1399 Dopo la DGR 1399
Villa Fiorita 10 50
Porta Sole 0 71
Clinica Lami 0 65
Clinica Liotti 0 66
Villa Aurora 0 30
Privati Terni 80 80
90 362
Istituto Tiberino 9 120 Riabilitazione
Città della Pieve 20 ? Ortopedia

L’offerta di posti letto privati da mettere a carico del fondo sanitario regionale è aumentata di 90 unità con l’atto di programmazione della Giunta Tesei, non solo ma andrebbe anche fatto notare che l’istituto Tiberino ha acquisito una titolarità di 120 posti letto che prima erano dell’ospedale di Umbertide, mentre a Città della Pieve non si sa che cosa si dovrà fare perché la deliberazione nella parte dispositiva promuove una sperimentazione gestionale con il privato per 20 posti letto di ortopedia, mentre nelle tabelle allegate alla DGR 1399 i posti letto per il suddetto ospedale risultano pari a zero.

Gianni Giovannini