Ho posto alcune semplici domande all’Intelligenza Artificiale circa l’iter avviato per il nuovo ospedale di Terni e vorrei portare a conoscenza dei nostri lettori, commentandole, le risposte che ho ottenuto.
Prima domanda: cosa occorre per decidere tra ristrutturare e ampliare un edificio ospedaliero esistente oppure voltare pagina ed andare sul tutto nuovo?
I.A.: La decisione tra ristrutturare e ampliare un edificio ospedaliero già esistente, ancora in buone condizioni, oppure optare per una nuova edificazione ex novo, deve fondarsi su un’analisi approfondita di molteplici fattori.
È fondamentale valutare lo stato strutturale e impiantistico dell’edificio attuale, la sua capacità di adeguarsi alle normative vigenti e la possibilità di espansione senza compromettere la funzionalità durante i lavori.
Occorre inoltre considerare il rapporto costi-benefici, il tempo necessario per la realizzazione dei lavori, l’impatto sull’attività ospedaliera e sui servizi ai cittadini, nonché il contesto urbanistico e le prospettive di sviluppo del territorio.
La scelta più corretta dovrebbe derivare da un confronto oggettivo tra le due opzioni, coinvolgendo una commissione tecnica multidisciplinare che tenga conto sia delle esigenze sanitarie che di quelle urbanistiche e ambientali, assicurando così una decisione trasparente e orientata al bene collettivo.
Seconda Domanda: basandoci sulle esperienze già fatte cosa conviene di più tra ristrutturazione/ampliamento e edificazione ex novo?
I.A.: Dal punto di vista economico, la ristrutturazione e l’ampliamento di una struttura ospedaliera esistente risultano generalmente meno onerosi rispetto alla costruzione ex novo, poiché consentono di sfruttare infrastrutture già presenti e ridurre i tempi e i costi legati all’acquisizione del terreno e alla realizzazione delle opere primarie.
In sintesi, la scelta tra ristrutturazione/ampliamento e costruzione ex novo deve basarsi su un’attenta analisi del rapporto costi-benefici, considerando le condizioni dell’edificio, le esigenze future e la sostenibilità degli investimenti.
Terza domanda: qual è la tendenza prevalente in Italia in tema di edilizia ospedaliera?
I.A.: Attualmente, in Italia si osserva una crescente tendenza verso la ristrutturazione e l’ampliamento delle strutture ospedaliere esistenti, piuttosto che la costruzione ex novo. Questa scelta è spesso motivata dalla volontà di ottimizzare le risorse disponibili, ridurre tempi e costi, e limitare l’impatto sulle comunità locali, sfruttando infrastrutture già presenti. In particolare, le amministrazioni puntano a adeguare gli edifici alle nuove normative e ai più moderni standard tecnologici e sanitari, mantenendo però il legame con il territorio e la storia degli ospedali.
Quarta domanda: è corretto avviare l’iter per la realizzazione di un nuovo ospedale a partire dalle aree?
I.A.: La scelta delle aree dove edificare un nuovo ospedale rappresenta il modo corretto per avviare l’iter amministrativo, poiché consente di valutare attentamente vari fattori come l’accessibilità, la presenza di infrastrutture, e il rispetto delle normative urbanistiche. Solo dopo un’analisi approfondita delle potenzialità e delle criticità del territorio è possibile procedere con le successive fasi progettuali, garantendo così la realizzazione di una struttura funzionale e ben integrata nel contesto urbano.
La scelta dell’area migliore per edificare un ospedale compete tipicamente a una commissione tecnica multidisciplinare composta da rappresentanti delle autorità sanitarie locali, urbanisti, ingegneri, architetti e, in alcuni casi, rappresentanti delle amministrazioni comunali e regionali. Questo gruppo valuta le diverse opzioni secondo criteri oggettivi e linee guida stabilite dalla normativa vigente, assicurando che la decisione finale risponda sia alle esigenze sanitarie sia a quelle urbanistiche e ambientali.
Quinta domanda: è possibile avvalersi in alternativa alla commissione multidisciplinare di una impresa privata?
I.A.: Affidare lo studio del territorio alle imprese, in alternativa alle commissioni tecniche multidisciplinari, presenta alcune criticità. Le commissioni multidisciplinari, infatti, garantiscono un approccio imparziale e integrato, essendo composte da figure professionali con competenze diverse e rappresentanti di enti pubblici, il cui interesse principale è il bene collettivo. Le imprese, pur avendo spesso competenze tecniche di rilievo, potrebbero essere guidate da logiche di profitto che rischiano di mettere in secondo piano aspetti fondamentali come la sostenibilità ambientale, la coerenza urbanistica e le reali necessità sanitarie del territorio.
Inoltre, l’assenza di una supervisione pubblica potrebbe generare conflitti di interesse, riducendo la trasparenza e la partecipazione dei soggetti istituzionali e della comunità locale nelle scelte strategiche. Per questo motivo, in Italia si preferisce mantenere un ruolo centrale alle commissioni multidisciplinari, eventualmente affiancate da consulenze tecniche esterne, ma sempre sotto il coordinamento e la supervisione degli enti pubblici, per garantire scelte ponderate e orientate all’interesse generale.
CONCLUSIONI
La lettura delle risposte fornite dall’intelligenza artificiale pone degli interrogativi sull’iter seguito sino ad ora che riguardano aspetti non secondari come la mancanza di una analisi costi-benefici tra l’opzione più conservativa e l’edificazione ex novo; oppure la scelta di rivolgersi esclusivamente ad un soggetto esterno senza coinvolgere gli uffici pubblici preposti.
In Regione esistono Uffici con dirigenti specializzati non solo in urbanistica e edilizia, ma anche esperti in difesa dal consumo di suolo e cartografia territoriale con un vastissimo archivio a disposizione; idem dicasi per gli uffici tecnici del Comune di Terni. La scelta di rinunciare a tutte queste competenze tecniche, fruibili a titolo pressoché gratuito, lascia piuttosto perplessi.
L’altro aspetto fatto rilevare dall’intelligenza artificiale, che determina un risvolto imbarazzante consiste nel venir meno del principio di separazione tra il potere di indirizzo (politico) e quello di gestione tecnica introdotti nella normativa nazionale dalla L. 421/1992 e dal successivo D.lgs. n 29/1993.
Tale concetto è stato, inoltre, più volte ribadito in diverse sentenze della Corte costituzionale. In effetti il governo regionale essendo espressione di una parte politica (la maggioranza) nel passare dall’indirizzo alla gestione potrebbe non esprimere la dovuta imparzialità prevista dall’art 97 della Costituzione.
Proprio questa è la ragione per cui la Dirigenza tecnico-amministrativa è chiamata a svolgere il ruolo di garante della imparzialità nell’azione della P.A.
Nel nostro caso, invece, la Dirigenza, esclusa dal procedimento, non è stata messa in condizione di offrire il proprio contributo tecnico-professionale; mentre la sua funzione non può essere surrogata da un imprenditore privato pur referenziato.
Quest’ultimo inoltre ha affermato categoricamente, nel corso della presentazione dello studio sulle aree il 20 dicembre 2025, che le ristrutturazioni/ampliamenti costano più delle edificazioni ex novo ponendosi in netto contrasto sia con la risposta al secondo quesito fornita dalla I.A. sia da quanto affermato dai tecnici della Regione in un documento sulle alternative progettuali del febbraio 2024.
Non è dato sapere se lo studio prodotto dalla impresa incaricata dall’Azienda Ospedaliera di Terni sia diventato un atto formale della pubblica amministrazione. Il fatto certo è che risulta avviata su questo argomento una serie di audizioni “politiche” coordinata dalla III Commissione dell’Assemblea Legislativa regionale.
Gianni Giovannini