Ipotesi di lavoro per rinegoziare gli accordi nel nuovo PSR
L’apertura che la Giunta regionale di centrodestra ha voluto riservare al settore privato soprattutto nell’assistenza ospedaliera si è realizzata in un momento che possiamo definire poco propizio per l’ulteriore esternalizzazione di servizi ospedalieri.
La motivazione risiede soprattutto nel fatto che da molti anni in Umbria si assiste ad una riduzione dell’attività di ospedalizzazione nelle strutture ospedaliere pubbliche che rende sempre meno giustificato il ricorso all’intervento integrativo da parte delle strutture private. Va ricordato che l’art 8 quater del DLgs 502 dispone che “L’accreditamento istituzionale è rilasciato dalla regione alle strutture autorizzate, pubbliche o private ed ai professionisti che ne facciano richiesta, nonché alle organizzazioni pubbliche e private autorizzate per l’erogazione di cure domiciliari, subordinatamente alla loro rispondenza ai requisiti ulteriori di qualificazione, alla loro funzionalità rispetto agli indirizzi di programmazione regionale”. Quindi il nodo a monte di ogni decisione è la programmazione sanitaria regionale.
Sappiamo che le strutture private hanno un costo per prestazione che coincide con la tariffa di DRG mentre le strutture pubbliche soprattutto in costanza di un basso tasso di utilizzo dei propri posti letto hanno tutta la convenienza ad incrementare la propria operatività per garantire una migliore equilibrio tra costi e ricavi. In un ospedale pubblico un ricovero in più in effetti non costa quanto il DRG ma costa circa un 15% del valore tariffario in quanto gran parte dei costi sono fissi e risultano già ammortizzati. La riduzione dei volumi dei ricoveri esternalizzati in convenzione farebbe recuperare oltre l’80% della spesa sostenuta dalla Regione per questa finalità.
Del resto, lo stesso DM 70/2015 prevede che per promuovere la qualità dell’assistenza, la sicurezza delle cure, l’uso appropriato delle risorse, si debbano implementare forme alternative al ricovero, quando le stesse rispondano più efficacemente ai bisogni di una popolazione anziana e/o non autosufficiente. In altri termini viene indicato un sistema basato, da un lato, sull’integrazione tra i servizi ospedalieri, dall’altro, con l’integrazione della rete ospedaliera con la rete dei servizi territoriali; l’obiettivo è quello di rendere più specifica la missione assistenziale affidata agli ospedali in modo da consentire a tutte le componenti di svolgere il proprio specifico e definito ruolo di “presa in carico”.
Sulla base di queste premesse sarebbe opportuno che il nuovo PSR assumesse l’idea di iniziare a rivalutare l’effettiva esigenza dei convenzionamenti con le strutture private umbre, in conformità a quanto disposto dalla legge vigente in materia DLgs 502/92. Questo è un discorso che impatta direttamente sull’efficienza della rete ospedaliera regionale, infatti, avere ogni anno numeri in crescita di p.l. vuoti negli ospedali pubblici sconsiglierebbe a chiunque di mantenere gli attuali livelli di esternalizzazione dell’assistenza ospedaliera.
È proprio per questi motivi che appaiono anacronistiche e contraddittorie le aperture ulteriori al privato presenti nella deliberazione 1399/23 (vedasi Istituto Tiberino, la sperimentazione gestionale su Città della Pieve e soprattutto la programmata casa di cura nella provincia di Terni di 80 p.l. convenzionati ope legis) quando sarebbe stata più saggia una operazione di segno opposto per salvaguardare le già scarse risorse finanziarie a disposizione del SSR.
Va sottolineato che una riduzione del budget a disposizione delle strutture ospedaliere private umbre non comporterebbe nessuna crisi occupazionale a carico di tali strutture in quanto la loro operatività si mantiene in maniera più che dignitosa grazie alla sempre maggiore diffusione di coperture assicurative, anche a carattere collettivo, cui gran parte della popolazione fa sempre più ricorso. A tale proposito sarebbe opportuno ed utile fare una verifica dei bilanci delle case di cura per vedere quanto incide il volume delle attività convenzionate rispetto a quello che fatturano in regime di libero mercato sul versante assicurativo.
Va ricordato che il decreto legislativo 33 del 2013 all’articolo 41 fa obbligo alle strutture private accreditate con il servizio sanitario nazionale di pubblicare nel proprio sito internet i propri bilanci certificati. Questo aspetto non sembra che sia assolto in maniera puntuale dalle strutture private presenti nella nostra Regione. Chi legge queste righe potrebbe essere spinto dalla curiosità a verificare di persona come stanno le cose.
| DLgs 33/2013 art 41
……. 6. Gli enti, le aziende e le strutture pubbliche e private che erogano prestazioni per conto del servizio sanitario sono tenuti ad indicare nel proprio sito, in una apposita sezione denominata «Liste di attesa», i criteri di formazione delle liste di attesa, i tempi di attesa previsti e i tempi medi effettivi di attesa per ciascuna tipologia di prestazione erogata. ((Sono altresì tenuti a pubblicare nel proprio sito internet istituzionale i bilanci certificati e i dati sugli aspetti qualitativi e quantitativi dei servizi erogati e sull’attività medica svolta)). |
Nulla vieta che una parte delle risorse recuperate dalla negoziazione ipotizzata possa servire per sostenere interventi per ridurre i tempi di attesa verso prestazioni sanitarie extra ricovero.
Una politica di sana restrizione dell’ospedalità convenzionata favorirebbe anche una attenuazione al clamore che la DGR 1399/23 sta alimentando nella città di Terni, in cui alcuni amministratori di primo piano ritengono la delibera in questione una legittimazione per le loro aspettative, quando in realtà è un atto dotato di notevole tossicità amministrativa.
Gianni Giovannini