Tengo a precisare che la posizione di chi scrive non è neutrale nei confronti della questione relativa all’ospedale di Terni, in quanto il sottoscritto fa parte di un Comitato che si è prefisso l’obiettivo di difendere l’azienda ospedaliera dai diversi tentativi di attacco finalizzati a limitarne l’importanza e la funzionalità.
Il punto centrale non riguarda soltanto il luogo in cui edificare il nuovo ospedale, ma il metodo con cui si decide, le risorse con cui lo si finanzia e le conseguenze che tale scelta può produrre sulla qualità dei servizi sanitari offerti alla comunità.
La proposta del Comitato, molto sinteticamente, si fonda sul presupposto di valorizzare il patrimonio già esistente, eventualmente ampliandolo con un nuovo edificio adiacente di almeno 300 posti letto ad elevato comfort alberghiero. Prevede inoltre di rifunzionalizzare l’esistente, che per molti aspetti presenta evidenti criticità, comunque correggibili, nonché di migliorare la viabilità di accesso alla struttura, anche realizzando un parcheggio multipiano nei pressi dell’ospedale. Questo approccio ha il duplice vantaggio di contenere i costi di realizzazione, particolarmente competitivi rispetto a qualsiasi ipotesi di edificazione ex novo, e soprattutto di ridurre i tempi di realizzazione.
In aggiunta, la proposta del Comitato risulta perfettamente in linea con la programmazione urbanistica della città che su Colle Obito ha da sempre previsto la Città della Salute.
La proposta illustrata in conferenza stampa dalla Giunta regionale il 31 luglio non risponde alle previsioni urbanistiche del Comune di Terni, poiché l’ospedale verrebbe a insediarsi in piena zona industriale. Inoltre, il clima degli attuali rapporti tra amministrazione comunale e Regione non sembra favorevole all’accoglimento della proposta regionale.

Nel corso della conferenza stampa è stato illustrato il percorso seguito dalla Regione, ma non si rinviene traccia di una reale partecipazione alla predisposizione degli elaborati e dei contenuti presentati.

Anche la modalità seguita per la scelta delle aree, affidata a una società di ingegneria di Reggio Emilia, ha lasciato perplessi quanti ritenevano l’operazione fattibile con risorse umbre, sia regionali sia comunali. L’urbanistica è una materia concorrente tra Regione e Comune, ma la sovranità è tipicamente comunale. Il ricorso a un soggetto privato per questi rilievi rimane, dunque, un passaggio difficile da comprendere.
Il dato politico è netto: non c’è stato alcun coinvolgimento partecipativo né della cittadinanza né dell’istituzione comunale, tanto nell’individuazione delle aree potenziali per il nuovo ospedale quanto nella predisposizione del documento delle alternative progettuali.
Pertanto, l’unica formula partecipativa prevista dall’amministrazione regionale è quella obbligatoria, imposta dalla legge sugli appalti pubblici per opere di importo superiore ai 300 milioni. Questo fatto non è rassicurante per i cittadini che pagano le tasse e che hanno il diritto di esprimere la propria opinione su come vengono usati i loro soldi.
In conferenza stampa è stato detto che la procedura seguita per la formulazione della graduatoria dei siti a suo tempo individuati dalla società di Reggio Emilia si è basata su un numero molto alto di indicatori, a confermare il primato della valutazione tecnica nei confronti della valutazione politica. L’organo politico in questo caso si veste da notaio e registra il dato partorito dall’algoritmo, manifestando tutta la sua apparente impotenza.
Ad oggi non è stato possibile sapere se, nella batteria degli indicatori utilizzati, fossero presenti l’impatto che le diverse scelte alternative avrebbero esercitato sulla sorte dell’edificio attuale, sulla nuova sede universitaria di medicina e sul centro di accoglienza ATER, ex milizia, nuovamente ristrutturato per i familiari dei ricoverati. Altro indicatore importante alla base della programmazione sanitaria, ma forse non utilizzato, è la vicinanza con altre strutture ospedaliere già esistenti o in fase realizzativa, come il nuovo ospedale di Narni-Amelia.
Altro aspetto che lascia perplessi è la fattibilità della più grande opera pubblica regionale in assenza di una base economica definita. Nella storia dell’edilizia sanitaria della Regione Umbria, ogni volta che si è voluto edificare un nuovo ospedale si è partiti dalle risorse economiche, per poi passare alla progettazione e all’esecuzione dell’opera.
Per Terni, invece, la base economica arriverà alla fine. La progettazione avverrà probabilmente al buio delle disponibilità reali.
Sembra che i soldi necessari alla progettazione possano essere messi a disposizione da Cassa Depositi e Prestiti, attingendo a un fondo della Commissione Europea denominato InvestEU.
Si può comprendere la soddisfazione dei proprietari dei terreni e dei futuri progettisti per questi passi in avanti, ma resta in piedi l’incognita del resto del finanziamento.
L’unica regione italiana ad avvalersi del programma InvestEU per edificare ospedali è stata la Liguria. A Genova sarà realizzato il nuovo ospedale di Erzelli; a Levante è prevista la realizzazione del nuovo ospedale Felettino, alla Spezia; a Ponente, il nuovo ospedale di Taggia. Tutti e tre gli ospedali avranno una dotazione di circa 500 letti.
La notizia poco rassicurante, per chi considera il finanziamento pubblico degli ospedali un elemento imprescindibile del mandato ricevuto dalla comunità, è che tutte le opere sostenute da Cassa Depositi e Prestiti in Liguria si stanno avvalendo del Partenariato Pubblico Privato, meglio noto come Project Financing. A buon intenditor…
La preoccupazione di chi scrive è che, se andrà in porto un meccanismo fondato su rate annuali multimilionarie di rimborso dell’investimento, l’ospedale subirà un salasso pesantissimo a carico della spesa corrente, con conseguenze devastanti sulla capacità di erogare servizi alla popolazione. Il rischio pubblico è chiaro: maggiore indebitamento, minore capacità di cura e minore controllo democratico sulle scelte fondamentali per la sanità ternana.
In sintesi, si profilerebbero maggiori spese e minori servizi. Cui prodest?

Gianni Giovannini