Saputo che l’Ospedale S.Maria di Colle Obito versa in gravi condizioni tanto da rendersi necessaria la sua sostituzione, ho pensato di andare trovarlo, dopo tanti anni, per portargli un ultimo saluto. In realtà osservandolo dall’esterno mi è parso ancora in buone condizioni e, comunque, non peggiori dei coevi ospedali delle Torrette di Ancona, del Silvestrini di Perugia del Policlinico Gemelli, del più anziano Ospedale di Reggio Emilia e di tanti altri Ospedali Italiani, taluni addirittura più che centenari. Certo all’interno ho trovato le scale un pò consunte, qualche pavimento da rifare ma, nell’insieme un aspetto ancora più che decoroso. Sull’onda della nostalgia sono andato a cercare quella stanza dove, quaranta anni fa con il dott. Giampaolo Fatale, orgogliosi di essere i primi specialisti italiani in Endoscopia Digestiva, iniziammo la nostra esperienza con un gastroscopio Olympus semirigido (che solo le capacità di un bravissimo infermiere come Alberto Bersani riusciva con facilità ad introdurre) e che permetteva solamente una piccola visione laterale non bene illuminata e, naturalmente, nessun prelievo bioptico. Quella stanza non c’è più. Al suo posto provetti colleghi eseguono esami endoscopici complessi con una facilità e con una strumentazione che nemmeno nei sogni più arditi allora avremmo potuto immaginare. Felice di aver tenuto a battesimo un così importante servizio, mi sono recato ai Poliambulatori dove allora, con la dott. Marina Liberati, aprimmo l’Ambulatorio Senologico, per quel che mi risulta il primo in Umbria, con l’intenzione di diagnosticare precocemente il cancro della mammella anche se disponevamo, oltre alle nostre mani per l’esame obiettivo, di una radiologia poco precisa e di una inutile termografia, iniziando così una esperienza che, affiancandoci al gruppo di lavoro del prof. Umberto Veronesi, ci portò ad essere i primi in Umbria ad eseguire interventi conservativi in caso di cancro della mammella. Adesso c’è un intero servizio dove la dott. Vinciguerra dispone di sofisticati apparecchi che permettono la diagnosi precocissima di cancro della mammella a cui fanno seguito interventi con ottimi risultati estetici e altissime probabilità di guarigione. A questo punto mi sono chiesto come saranno quelle due moderne sale operatorie, da noi tanto sognate quando operavamo con il grande prof. Marino nel sottotetto di una vecchia caserma in fondo a Corso del Popolo, e che trovammo nel Nuovo S.Maria? Mi dicono che le sale operatorie sono undici, di cui una con robot Da Vinci e una sala operatoria ibrida di cui non tutti gli ospedali dispongono (ad esempio mio figlio che dirige la Chirurgia Vascolare al Sandro Pertini di Roma non ne dispone). Ma, allora, non condoglianze ma complimenti caro S.Maria di Colle Obito! Tu non sei quello che lasciai tanti anni fa ma un Ospedale funzionalmente del tutto Nuovo che ha bisogno, come i tuoi coetanei, di rispetto per quello che hai dato ai tuoi concittadini e di cure, come avviene ovunque per gli ospedali consimili. UN OSPEDALE NON E’ UN FRIGORIFERO O UNA LAVASTOVIGLIE, PROGRAMMATI PER ESSERE ROTTAMATI DOPO UN PERIODO D’USO, MA UN “WORK IN PROGRESS” LA CUI DURATA E’ DETERMINATA DALLE CAPACITA’ DI ASSOLVERE I SUOI COMPITI.

Di Giulio Dr CHIAPPA , Chirurgo che ha prestato la sua opera presso l’Ospedale di Terni come Assistente del Prof Marino, poi Aiuto del Prof Moggi. Successivamente è diventato Primario dell’Ospedale di Narni-Amelia dove si è distinto per il trattamento delle neoplasie della mammella. E’ stato inoltre Presidente Provinciale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) di Terni